Due stampanti 3D
Bambu Lab A1 · CampusPrintUna stampante 3D costruisce un oggetto reale partendo da un disegno fatto al computer. Non lo scava da un blocco: lo costruisce dal nulla, aggiungendo materiale strato su strato.
Funziona così: un programma "affetta" il modello 3D in centinaia di livelli sottilissimi e li traduce in istruzioni per la macchina. Un ugello riscaldato a oltre 200 °C scioglie un filo di plastica e lo deposita seguendo il contorno di ogni strato. Man mano che si raffredda, la plastica solidifica e regge lo strato successivo. Un oggetto piccolo richiede una decina di minuti, uno complesso anche diverse ore.
Il materiale si chiama filamento: bobine di plastica da 1,75 mm di diametro. Il più usato è il PLA, che deriva dall'amido di mais, si stampa a bassa temperatura ed è il più semplice da gestire. Esistono anche il PETG, più resistente agli urti e al calore, e materiali caricati con fibra di carbonio per pezzi tecnici. Ogni bobina è un colore diverso, e con l'accessorio che monta quattro bobine insieme si stampa in più colori nello stesso oggetto.
Abbiamo scelto due macchine diverse apposta: la Bambu Lab A1 è veloce, si calibra da sola e permette la stampa multicolore; la CampusPrint è pensata per l'uso scolastico, con struttura chiusa e comandi più semplici, quindi adatta a chi la usa per la prima volta.
Nei laboratori: prototipi di prodotto, packaging per un cosmetico, fermagli e accessori, segnaposto per la mise en place, gadget e badge per le campagne social.